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Un vino “eretico” inventato da Angelo Gaja negli anni Settanta nella terra del Nebbiolo e che ha da sempre avuto un tocco più locale che internazionale, anche se resta una forzatura consapevole della tradizione. Il nome? Vuol dire “che peccato”, dall’esclamazione del papà Giovanni Gaja quando vide quel terreno sottratto al Barbaresco
Per anni, a Barbaresco, Cabernet Sauvignon è stata una parola (anzi due) fuori posto. Non tanto perché estranee al vocabolario locale, quanto perché sembravano essere pronunciate nel luogo sbagliato. Il Nebbiolo, da quelle parti, non era solo un vitigno: era un dato di fatto. Negli anni Settanta, però, Angelo Gaja comincia a maturare un’idea che ha il sapore dell’eresia e l’odore dell’estero. Viaggiava spesso tra Inghilterra e Stati Uniti e tornava con una sensazione ricorrente: entusiasmo in valigia, malinconia al rientro. Il suo Barbaresco parlava una lingua che fuori dalle Langhe pochi capivano davvero.






