L’utilizzo non è proprio lo stesso degli anni ‘90, ma le cartoline, nell’era dei social e dei selfie, resistono. E continuano a occupare gli espositori di negozi o edicole. Magari non si mandano più ad amici e parenti per certificare la “vacanza”, ma c’è ancora chi le compra, soprattutto come souvenir. A Cagliari, nelle edicole davanti al porto, gestite prevalentemente da stranieri e dove si vendono giornali, ma anche oggetti e altri articoli destinati ai turisti, le cartoline del capoluogo sardo non mancano. Foto con scorci della città sul mare, delle spiagge o del porto. C’è poi qualche negozio che vende le nuove cartoline, a edizione limitata, realizzate da fotografi che propongono scenari non sempre accessibili ai turisti che immortalano la città con gli smartphone.
Il quadro non cambia se ci si sposta altrove. A Roma, dalla stazione Termini, fino al Vaticano, passando per le strade del centro le cartoline sono sempre negli espositori. Naturalmente cambiano i soggetti. Si trovano cartoline del Colosseo, di piazza di Spagna e di molti altri scorci. Stesso discorso se ci si sposta a Firenze o Bologna. Le cartoline resistono anche se si vendono meno francobolli e si spediscono in quantità minore. «Il mercato è in forte declino e si è ridotto moltissimo in oltre dieci anni - commenta Andrea Cossu, docente di Sociologia della cultura e ricerca sociale all’università di Trento-. Chi, prima dell’avvento dei social e degli smartphone chi andava in vacanza aveva una lista di persone, amici, parenti e amici dei genitori a cui mandare le cartoline. Oggi questo è un fenomeno contratto».








