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Il vicepremier: "Serve anche lo stop ai coltelli facili". Ma ci sarebbero dubbi del Quirinale
Matteo Salvini punta tutto sulla sicurezza! Torna alle origini, scende in strada (senza felpa, solo il giubbotto Milano-Cortina) e, volantini alla mano, incontra i cittadini. Ieri a Firenze, oggi a Roma. Gazebo e raccolta firme per chiedere (a voce alta) la tutela legale per le forze dell’ordine. L'obiettivo del capo del Carroccio (non più capitano) è il decreto sicurezza, un pacchetto di norme che «non deve essere stravolto» dicono i leghisti.
Il messaggio è chiaro: «il decreto serve ed è urgente». Secondo alcune indiscrezioni il Quirinale si sarebbe fatto sentire su alcuni temi che sarebbero da «rivedere», come la stretta sui coltelli «facili». Per Matteo Salvini, però, l’urgenza c’è «e lo stop ai coltelli va inserito» senza sé e senza ma. D’altronde a dirlo è la cronaca quotidiana. Il vicepremier ammette che «piano piano» renderà «le città più sicure» e punta sulla tutela delle forze dell’ordine, il cosiddetto «scudo penale», che non significa impunità, ma giustizia. Nel decreto «ci sarà lo stop all'iscrizione automatica nel registro degli indagati di poliziotti, carabinieri e agenti che facendo il loro lavoro devono usare le armi» precisa Salvini. In riferimento ai fatti tragici di Rogoredo dove, un poliziotto per difendersi ha sparato e ucciso uno spacciatore, ha detto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti: «Rischiare 20 anni di galera perché questo comporta l'omicidio volontario, per aver fatto il proprio lavoro in una delle periferie più degradate di Milano, contrastando gli spacciatori di droga, è qualcosa che è vergognoso per un Paese civile». Non solo, Salvini ha detto che vorrebbe «la militarizzazione delle strade, delle stazioni, perché una persona per bene non ha paura se un militare le chiede i documenti».








