Lo studio della Confartigianato: “Il Nord più pessimista, il Sud più ottimista grazie al traino del turismo”. In Liguria la percentuale più elevata di giudizi negativi

Genova - "L'incertezza è talmente ampia che nel 2026 le micro e piccole imprese saranno costrette navigare a vista, valutando di volta in volta la strategia più efficace. Tale contesto va a penalizzare la propensione all'investimento". È quanto emerge dall'indagine realizzata dall'area studi e ricerche di Cna in cui si evidenzia uno scollamento tra Nord e Sud del Paese: nel settore manifatturiero e nelle regioni del Nord si concentrano i giudizi negativi a causa delle preoccupazioni diffuse sull'export tra dazi e conflitti, mentre nelle regioni del Sud prevale un cauto ottimismo grazie al turismo e ai servizi. In Liguria la percentuale più elevata di giudizi negativi, quasi il 32% del campione, come spiegato di seguito.

La grande incertezza è il denominatore comune delle risposte, con una media nazionale al 58% ma che in Piemonte tocca il 66%, in Abruzzo il 63% e in Lombardia il 60%. L'analisi a livello territoriale vede prevalere il pessimismo rispetto all'area degli ottimisti. La visione meno cupa del 2026 espressa dalle imprese del Mezzogiorno potrebbe essere l'eredità del dinamismo espresso da questa parte del Paese negli ultimi anni, spiega la Cna ricordando che nel biennio 2022-2023, il Sud ha messo a segno un tasso di crescita del Pil del 3,7%, ben superiore alle altre ripartizioni geografiche.