VILLORBA (TREVISO) - «Ho fatto quello che ogni genitore farebbe per tutelare il proprio figlio». Spiega con queste parole ai colleghi quanto accaduto sulla linea 120, l'autista della Mom che è intervenuto per sedare la lite tra il 30enne con disabilità e un giovane studente. «Io ero seduto accanto a dove hanno iniziato ad azzuffarsi - racconta - Ancora non capisco da dove sia iniziato tutto».
In quel momento l'autista, 55enne e dipendente del trasporto pubblico da tempo, non si trovava in servizio. Era salito alla fermata di Lancenigo con l'obiettivo di arrivare alla stazione delle corriere per iniziare il proprio turno in un'altra linea. Al volante, invece, un autista della stessa età appartenente ad un'altra ditta di trasporto del territorio in subappalto a Mom. «Non mi ero nemmeno accorto che avevano iniziato a mettersi le mani addosso, nonostante fossero a due passi da me - continua il primo ancora incredulo - Mi sono girato per caso e li ho visti. Non ci ho pensato due volte: sono intervenuto per dividerli. Non volevo che si facessero male».
Si è così messo in mezzo tra i due contendenti, cercando di attirare l'attenzione del collega al volante. Che quando ha sentito le voci e visto il caos dallo specchietto, ha subito cercato uno spazio libero a lato della carreggiata per fermare la corsa. «In due siamo riusciti a sedare la lite. Ma quando siamo ripartiti, io ho continuato a rimanere in mezzo ai due per timore che potessero scaldarsi gli animi di nuovo», continua il dipendente Mom. Da qui l'allarme lanciato a carabinieri e Suem, fino all'arrivo in autostazione a Treviso, dove il 30enne è stato portato in pronto soccorso, mentre il ragazzo più giovane è sceso a Santa Maria del Rovere. «Non credo di aver fatto nulla, se non il mio dovere», sottolinea ai colleghi del servizio pubblico. «Ho agito come ogni genitore avrebbe fatto trovandosi nella mia posizione».







