Un pugno di case chiuse dentro una specie di lager. Cancellate che impediscono di accedere (ma anche di uscire) da giardini e cortili. Finestre sbarrate, peggio che stare in prigione. Una mobilità limitata per molte ore al giorno, due ore e mezzo prima, altrettante dopo le gare. Si arriva anche a 9 ore e un quarto di forzata detenzione in una sola giornata. E poi un viaggio da incubo per arrivare al proprio garage, passando attraverso quattro check point, controlli da parte di inflessibili uomini in divisa. Il lavoro? Meglio mettersi in ferie, starsene rinchiusi e sentire con le finestre chiuse per le ovazioni dei tifosi delle diverse specialità di fondo. Questa è la Zona Rossa a Lago di Tesero (Val di Fiemme, in provincia di Trento), il cuore delle gare di sci nordico delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026.
Gli atleti si muovono, si affannano, racchettano, superano le gobbe, si sfidano dentro al bosco. Loro, gli abitanti di via Zorzi, vivono in un’enclave. Da esclusi, reclusi, dimenticati. Perfino sospettati. La loro colpa? Avere le abitazioni all’interno della terra proibita, l’epicentro della venue di gara, trasformata in una specie di campo di battaglia, con i cecchini arrampicati sugli alberi o annidati dentro le buche, le auto dei residenti che vengono addirittura sigillate per la paura che trasportino esplosivo. Una situazione ad alta tensione, che agli italiani costa montagne di soldi e agli abitanti settimane da incubo.








