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Quando lo abbiamo incontrato dieci anni fa, Boualem Sansal era già Boualem Sansal: un uomo libero come i suoi capelli grigi lunghi e svolazzanti nell'aria, che criticava il governo algerino e metteva in guardia dalla violenza dell'islamismo, come nel suo romanzo 2084 (Neri Pozza 2016) in cui immaginava la vita nella teocrazia dell'Abistan, un Grande fratello orwelliano in versione islamica. Lo sguardo mite di chi combatte guerre incommensurabili, diceva di non avere paura, nonostante la censura subita nel suo Paese e le minacce. Oggi incontriamo Boualem Sansal grazie a una videochiamata da Parigi, dove è appena stato eletto fra gli "Immortali" dell'Academie Française: ha 76 anni, i capelli sono corti e lui è magro, per la malattia e per la prigionia. È tornato in libertà il 12 novembre scorso: il 16 novembre 2024 era stato arrestato all'aeroporto di Algeri con l'accusa di minare la sicurezza dello Stato e condannato a cinque anni; poi, la mobilitazione internazionale ha spinto il governo algerino a rilasciarlo. Domani 1 febbraio sarà a Torino, a Francesissimo. A incarnare, con la sua esistenza, la realtà che la dissidenza, quella vera, si paga sempre a caro prezzo.






