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Prove di sharia. Arriva l'appello alla mobilitazione del predicatore Baya, ammiratore di Sinwar

Il confine tra mondo islamico e politica è sempre più labile. I sedicenti predicatori, ex imam o agitatori di folle, infatti, tentano in modo quasi ossessivo di incidere nel dibattito pubblico, pensando di orientare decisioni altrui tramite le nuove forme di propaganda social. E, tra i temi più scottanti c'è quello della giustizia, tanto che sabato a Piacenza, proprio all'interno della moschea, è stato organizzato un vero e proprio convegno sul referendum della giustizia con ambo le parti rappresentate. Ma lo è soprattutto perché sono svariati i tentativi di espulsione che hanno riguardato la comunità pro Pal, non ultimo quello dell'imam del capoluogo piemontese, Mohamad Shahin, poi graziato da una toga che ha preso una decisione opposta rispetto a quella del Viminale. A intervenire con toni pesanti e diffamatori contro l'esecutivo Meloni è il predicatore (o ex) di Torino Brahim Baya (foto): "Il 22 e 23 marzo voteremo un no secco per mandare a casa questo governo razzista, autoritario, guerrafondaio, complice del genocidio. E sempre: Free Palestine", scrive. Perché secondo lui, noto luminare delle dinamiche nostrane e dei bisogni della società, questa "è la politica della paura, che mette gli inermi (il popolo) uno contro l'altro, mentre chi sta in alto continua a rubare e a perpetuare il proprio potere. E intanto i veri problemi restano lì: i salari più bassi dal 1990, il lavoro precario, la sanità che crolla, i diritti erosi, e il tentativo sistematico di svuotare la Costituzione". E prima ancora una lunga serie di insulti al partito di Matteo Salvini allegando la foto del vicepremier e delle europarlamentari Silvia Sardone e Susanna Ceccardi: "Questa è la Lega. Sempre dalla parte sbagliata della storia. Trasforma il Ramadan (il mese più solenne per milioni di cittadini musulmani) in un'emergenza di ordine pubblico. Moschee, scuole, oratori, elemosina religiosa: tutto diventa sospetto, tutto diventa minaccia".