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La sua associazione chiedeva il 5x1000, ma in quella moschea pregava Hannoun

Brahim Baya, il fu predicatore islamico di Torino (non ama questo appellativo), è stato uno dei volti del No al referendum sulla giustizia. Un ruolo che ha svolto con più diligenza di molti esponenti politici, cercando di far leva su ogni appiglio, realizzando continui contenuti per i suoi utenti, parlandone in ogni piazza, facendo credere che il male da sconfiggere fosse il Governo Meloni. Impartiva lezioni di democrazia, spiegava come tutelare la Costituzione. Tutto ciò mentre elogiava i missili iraniani, la resistenza palestinese, quella libanese, quella iraniana. E pensare che c'è anche chi (forse) lo ha ascoltato. Si è quindi schierato al fianco di ogni forma di regime, con quei paesi per cui la democrazia è un lontano ricordo o un miraggio impossibile. Beh, in Italia succede anche questo. Ma quali sono i suoi legami con il terrorismo palestinese? Oltre ad elogiare Yaya Sinwar, mente dell'attacco del 7 ottobre, ha manifestato il suo sostegno per Mohamad Hannoun e gli altri suoi sodali oggi in carcere (o indagati) per essere parte della cupola di Hamas in Italia. Baya ha recentemente smentito di essere il portavoce di luoghi di culto nel capoluogo piemontese, ma Il Giornale è in grado di ricostruire che sia stato proprio lui ad avere (da tempo) un ruolo di primo piano nell'Aia, l'Associazione islamica delle Alpi, che in passato ha anche promosso campagne per ricevere il 5x1000: "Da 25 anni AIA, grazie ai suoi numerosi volontari e ai suoi 4 centri di comunità e di attivismo (Taiba, Rayan, Yalla Aurora e Settimo), è impegnata con progetti concreti in favore di bambini, giovani, famiglie contribuendo alla coesione sociale e alla convivenza proficua nella società", scriveva il profilo ufficiale dell'ente nel 2023.