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Il numero due della cellula islamista viene definito "collaboratore" di Dibba, che si adopera per fare arrivare donazioni e diffonde il loro iban
Fiumi di denaro, finanziamento al terrorismo e politica. È questo il quadro che Il Giornale ha svelato fin dall'inizio dell'inchiesta. Ma ora a mettere nero su bianco le trame e i rapporti tra islamici e sinistra istituzionale è la stessa Procura di Genova, nelle migliaia di pagine dell'indagine che sta conducendo sulla cupola d'Oro di Hamas in Italia. Gli approfondimenti investigativi mettono al vertice Mohammad Hannoun, il giordano a capo delle diverse associazioni «benefiche» che, negli ultimi vent'anni, sono attenzionate dagli inquirenti per l'opaca raccolta e gestione dei soldi destinati alle «primule verdi» dell'organizzazione terroristica palestinese.
Ma a giocare un ruolo chiave è anche il suo storico braccio destro Sulaiman Hijazi, il vice che, una volta scoperto l'interesse investigativo sul giro d'affari islamico, si è solo formalmente sfilato dall'organigramma della società, non comparendo più nel registro della Abspp, l'associazione tramite cui sarebbero stati raccolti diversi milioni di euro destinati ad Hamas. Ha invece continuato a rappresentare il volto buono della beneficenza attraverso la figura di raccordo tra i presunti terroristi e il mondo politico dell'opposizione.






