Si spengono le luce al planetario di Torino e una voce sussurra: “Per vedere davvero le stelle bisogna abituare gli occhi all’oscurità”. Poi, sopra le nostre teste, il cielo si accende. E in quel cielo, questa volta, non ci sono solo stelle: ci sono sogni. Così Simona Rachetto, responsabile relazioni esterne e fundraising del planetario INFINI.TO, apre la seconda edizione del progetto educativo di Pan di Stelle “Sogna e credici fino alle stelle”, riportando al centro dell’esperienza scolastica qualcosa che spesso resta ai margini: la possibilità per i bambini di sognare ad alta voce, e di continuare a farlo nel tempo.
Cosa sognano i bambini italiani
Dai 5.715 sogni raccolti da bambini tra i 6 e gli 11 anni, durante la prima edizione del progetto, emerge un’immagine dell’infanzia italiana tutt’altro che superficiale. Quasi uno su due riguarda il futuro professionale: c’è chi sogna di diventare medico “per aiutare le persone a guarire”, chi calciatore, chi scienziata o insegnante. Ma accanto alle ambizioni individuali convivono desideri profondamente relazionali: il 21% dei sogni parla di famiglia, affetti, cura, mentre il 16% guarda al mondo, invocando pace, rispetto per l’ambiente, fine delle disuguaglianze. C’è un sogno che recita: “Vorrei un mondo dove si chieda scusa con il cuore”. Un altro dice: “Sogno di guarire la tristezza, per far sentire tutti amati e mai soli”. Parole che colpiscono per la loro lucidità emotiva, e che raccontano una generazione capace di tenere insieme aspirazioni personali e responsabilità collettiva.






