Ho letto con interesse le parole del Governatore Fabio Panetta sul capitale umano e sul divario retributivo tra giovani laureati italiani e tedeschi. È vero: in Germania si guadagna di più. Ma, per quanto riguarda noi medici, questa verità va completata con un'altra, meno raccontata e molto più scomoda.

Negli ultimi anni la sanità tedesca è entrata in una fase di riforma e di contrazione strutturale: reparti accorpati, riduzione di posti letto, ospedali in difficoltà finanziaria e, in diversi casi, chiusure e licenziamenti. Il risultato non è solo un sistema più “efficiente”, ma spesso un sistema più fragile, dove il personale rimasto viene spremuto fino all'osso.

Nella pratica quotidiana, questo significa turni sempre più lunghi e pesanti, talvolta con guardie interdisciplinari di 24 ore in cui il medico di reparto diventa, contemporaneamente, ortopedico e traumatologo, ma anche neurochirurgo “di necessità”, chirurgo generale, toracico e viscerale. Non per scelta, né per formazione strutturata, ma perché l'organico non basta e la macchina deve continuare a funzionare comunque. È qui che il confronto salariale perde parte del suo senso: sì, lo stipendio è più alto, ma il carico di lavoro può essere il doppio o il triplo, con responsabilità cliniche e medico-legali che crescono in modo proporzionale — e spesso senza adeguato supporto.