Cinque droni contro cinque. Nessun pilota, nessun joystick, nessun ordine umano impartito in tempo reale. Solo algoritmi. In una simulazione condotta in un laboratorio legato all’apparato militare cinese, lo scontro dura poco più di cinque secondi.
I droni difensivi, addestrati a comportarsi come falchi, individuano immediatamente l’anello debole dello schieramento avversario. Accelerano, convergono, colpiscono. Gli altri, programmati per imitare le colombe, tentano di disperdersi e confondere l’attacco, ma uno dopo l’altro vengono abbattuti. Alla fine non resta nulla che voli. Per i ricercatori è un successo scientifico. Per i pianificatori militari, un’anticipazione inquietante della guerra che verrà.
L’accelerazione della Cina sullo sviluppo di armi con l’IA
Negli ultimi anni, la Cina ha accelerato in modo impressionante lo sviluppo di sistemi d’arma basati sull’intelligenza artificiale. Al centro di questa trasformazione ci sono i droni e, soprattutto, gli sciami di droni autonomi, progettati per combattere, difendere e prendere decisioni tattiche con un intervento umano minimo.
Per addestrare queste macchine a muoversi e reagire in modo efficace in ambienti complessi e ostili, gli ingegneri militari cinesi hanno scelto una fonte di ispirazione antica quanto la guerra stessa: la natura.







