Vende la Cina, compra l’Italia. Per far nascere un campione nazionale nelle macchine utensili. A sovvertire gli schemi consueti, che vedono spesso le aziende di Pechino rilevare brand o attività in Europa, è la piemontese Vigel, produttore di centri di lavoro, che rileva la piacentina Mcm. Operazione che salva l’azienda fondata nel 1978 dal baratro in cui era finita, con oltre 200 posti di lavoro in bilico dopo la decisione improvvisa dell’azionista di controllo, il gruppo cinese Rifa, acquirente della società nel 2014, di avviare la società verso il fallimento e la cessazione dell’attività. Percorso interrotto con la presentazione di un piano industriale e l’accesso ad una procedura negoziata, fino all’intervento risolutivo di Vigel, che al dossier guarda dallo scorso settembre.

«In questa azienda che conosciamo da tempo - spiega il presidente e ad di Vigel Fabrizio Pesce - troviamo valore e tecnologia. Entro marzo presenteremo il nuovo piano industriale ma già ora possiamo dire che questa integrazione è importante, perché ci permette l’inserimento in settori chiave in cui ad oggi non siamo presenti, in primis aerospazio ed energia, ambiti in cui i tempi di qualificazione di un fornitore sono dilatati. Le sinergie sono interessanti anche in termini di mercati: loro sono forti in Europa, noi in Asia e Nordamerica».