Un “servizio pubblico” che entra nel palazzo dell’autogoverno della magistratura, riservato però a una sola categoria di dipendenti: i magistrati. È questo il cuore dell’accordo tra il Consiglio superiore della magistratura e l’Inps, approvato ieri in Plenum dopo un dibattito acceso e una votazione che ha spaccato l’assemblea in due parti perfettamente uguali.

Con 14 voti favorevoli, 14 contrari e un astenuto, è stato decisivo il voto, che vale doppio, del vicepresidente Fabio Pinelli, per dare il via libera all’istituzione di un servizio di “consulenza specialistica” dell’Inps dedicato esclusivamente ai magistrati.

Il personale dell’Istituto nazionale di previdenza sociale fornirà, gratuitamente, informazioni e assistenza in materia previdenziale, assicurativa e pensionistica, sia in presenza, presso la sede del Csm, sia da remoto tramite web meeting. Il Consiglio, da parte sua, metterà a disposizione locali e propri funzionari per agevolare l’attività. Una scelta che, già nella sua formulazione, solleva più di una perplessità. Il servizio non sarà infatti esteso al personale del Csm, né tantomeno agli amministrativi e cancellieri che lavorano nei vari tribunali. Magistrati sì, tutti gli altri no. Ed è proprio questa asimmetria ad aver alimentato le critiche più dure nel corso del Plenum.