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Prima tregua: forse il prologo di una trattativa più ampia

L’hanno battezzata tregua del gelo. E a sentire Donald Trump, il primo e l’unico fin qui a parlarne in maniera ufficiale, sarebbe stata strappata a Vladimir Putin da lui stesso nel corso di una telefonata. Ma una guerra lunga quattro anni, con centinaia di migliaia di morti da entrambe le parti, non si ferma con quattro chiacchiere al cellulare. Il sì di Putin - non ancora confermato dal Cremlino nasconde probabilmente una tela molto più complessa. Una tela intessuta dalla Casa Bianca e dai suoi mediatori durante l’incontro di una settimana fa a Washington tra Trump e Volodymyr Zelensky e poi ad Abu Dhabi durante le trattative dirette tra negoziatori russi e ucraini di quattro giorni fa. Un’ipotesi avvallata dalle voci sulla tregua diffusesi già in mattinata. Voci diffusesi con singolare sincronia sia a Kiev che a Mosca.

Il primo a parlarne sul fronte ucraino è Kostianty Nemichev comandante e fondatore di Kraken, le forze speciali di quel battaglione Azov composto in gran parte da militanti dell’estrema destra. Nemichev, passato nel frattempo all’intelligence militare, già all’alba di ieri dava per scontata l’interruzione degli attacchi russi alle infrastrutture energetiche di Kiev. «Arrivano informazioni - scriveva - secondo cui oggi, a partire dalle 7 del mattino le Forze Armate della Federazione Russa applicheranno il divieto di colpire qualsiasi obiettivo a Kiev e dintorni risparmiando quelli infrastrutturale su tutto il territorio dell’Ucraina.