I legali di Signorini, Domenico Aiello e Daniela Missaglia, sostengono infatti che "nonostante le ripetute richieste, il Web Hosting non ha rimosso contenuti diffamatori, corrispondenza personale e documenti ottenuti in maniera illecita, aggravando giorno dopo giorno le conseguenze del reato". E attaccano: "Non è tollerabile la deresponsabilizzazione dei signori del web che a scopo di lucro, per importi enormi, non provvedono, anche a fronte di richieste documentate e reiterate, a tutelare i diritti soggettivi del cittadino e siano disposti a ospitare ogni forma di illecito, trincerandosi dietro catene di controllo o governance che spesso rendono materialmente inaccessibile ogni forma di tutela". Le società di Google non sono indagate, perché sia l'ipotesi di ricettazione sia quella di diffamazione in concorso non sono previste come reato dalla legge 231 per cui scatta la responsabilità amministrativa degli enti.
Caso Signorini, indagati i rappresentati di Google. Ecco perché
Dopo lo scoppio del Caso Signorini sollevato da Fabrizio Corona nel suo canale 'Falsissimo', la Procura di Milano ha attivato un'...













