PORDENONE - «Ci hanno rubato tutti i ricordi e l'affettività: ogni regalo aveva in sé un momento, una persona e ce li hanno strappati». È il momento della conta dei danni per l'assessore Pietro Tropeano, che ha avuto la sgradita visita dei ladri lunedì sera nel suo appartamento al piano terra in zona Rorai. Un bilancio che non si ferma al bottino materiale dei gioielli e oro, che ammonta già a una cifra considerevole che supera di gran lunga i 10mila euro. Va oltre, come spiega l'esponente della giunta: «Non è un problema di soldi, ma di ricordi e affettività». Tropeano ha già perfezionato la denuncia in Questura: «Le Volanti sono intervenute prontamente quella sera e ringrazio la polizia».
Ma le indagini sono tutte in salita. Ad agire lunedì sera dei veri professionisti che non hanno lasciato tracce dopo essersi introdotti in casa forzando la portafinestra. Hanno avuto campo libero visto che in quel momento non c'era né l'assessore impegnato nella seduta del consiglio comunale che era in corso in municipio, né la moglie Paola Cadelli. «Quando mia moglie è tornata e ha visto un disastro in camera da letto ha capito subito che c'erano stati i ladri», racconta Tropeano che rivive quegli attimi di paura e apprensione. «Mi ha chiamato subito e ho lasciato subito il Consiglio comunale. Non appena mi ha avvisato sono corso a casa», prosegue. La prima sensazione è stata incredulità di fronte alla camera da letto a soqquadro. I ladri non avevano portato via solo oggetti materiali. «Hanno portato via gioielli di famiglia, cose del fidanzamento, del matrimonio, regali di amici e parenti che non ci sono più. Cose che ricordavano momenti e persone. Questo è il brutto: ti portano via un pezzo delle tue relazioni», dice l'assessore. L'appartamento, al piano terra di un palazzo in zona Rorai, è abitato dalla famiglia dal 1992 e non era mai accaduto. I ladri hanno preso collane e anelli, gioielli che racchiudevano storie e ricordi. «I gioielli si possono ricomprare», dice l'assessore, «ma ciò che non torna sono i ricordi, i momenti condivisi, gli oggetti che ricordano persone care». Il colpo messo a segno ha colpito duramente l'equilibrio della famiglia, ma la priorità resta la sicurezza e il benessere di chi abita la casa. Il furto ha lasciato un vuoto emotivo difficile da colmare. «Ogni oggetto rubato aveva un significato affettivo. Collane, anelli, regali ricevuti nel corso della vita: tutto è sparito». La banda, probabilmente, ha studiato movimenti e abitudini della famiglia prima di agire, agendo con precisione e rapidità. L'impatto emotivo, però, è quello che pesa di più.






