La polemica attorno al Whoop, il fitness tracker senza display utilizzato da molti atleti per monitorare in tempo reale i parametri fisici, continua a crescere e ora assume i toni della provocazione. Il caso è esploso agli Australian Open, dove il dispositivo è stato vietato in campo anche a giocatori del calibro di Jannik Sinner, Aryna Sabalenka e Carlos Alcaraz.
A rilanciare lo scontro è stato direttamente Will Ahmed, Ceo e fondatore dell’azienda produttrice, con una frase destinata a far discutere: “Serviranno ispezioni corporali per trovarlo”.
No Whoop allowed! pic.twitter.com/ScfCVEu9ji
— Lorena Popa ️♀️ (@popalorena) January 18, 2026
Il divieto imposto a Melbourne ha colto di sorpresa diversi top player. La prima a farne le spese è stata Sabalenka, costretta a togliere il braccialetto prima di scendere in campo nel match d’esordio. Stessa sorte per Alcaraz, fermato prima degli ottavi, e infine per Sinner, obbligato a rinunciare al Whoop nonostante lo indossasse sotto il polsino. Una linea dura che deriva dal regolamento Itf, più restrittivo rispetto a Wta e Atp, dove in alcuni casi il dispositivo è tollerato se non visibile.






