Jannik Sinner e il “caso braccialetto” diventano uno dei temi curiosi di questi Australian Open. L’azzurro, così come Carlos Alcaraz, è stato infatti invitato a rimuovere il tracker che stava utilizzando per monitorare alcuni parametri fisici durante il match. È successo prima del derby degli ottavi contro Luciano Darderi, quando l’arbitro ha fatto notare che il dispositivo non era consentito in campo nei tornei dello Slam.

Sinner ha chiarito subito il senso di quell’accessorio, spiegando che non si tratta di un aiuto in tempo reale: "Ci sono alcuni dati che vorremmo monitorare in campo — ha spiegato — non per rilevazioni in tempo reale ma più per quello che si può vedere dopo la partita". In particolare battito cardiaco, livelli di glucosio, stress muscolare: informazioni preziose per valutare lo stato di salute e calibrare recuperi e carichi di lavoro.

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Dal 2024 l’Atp consente l’uso dei tracker nei propri tornei, ma gli Slam fanno storia a sé, non essendo sotto la gestione dell’associazione. Una linea seguita anche nel circuito femminile: la Wta li ammette da anni, ma nei Major restano vietati, come ha scoperto anche Aryna Sabalenka. Sinner non polemizza e si adegua: "L’arbitro mi ha chiesto subito se avessi il tracker e ho detto di sì, poi mi ha chiesto di toglierlo".