Per il terzo giorno, gli autotrasportatori della regione dei Balcani occidentali extra-Ue stanno bloccando i terminal di frontiera delle merci in entrata nell'area Schengen, e cresce l'allarme nei Paesi della regione per la gravità delle conseguenze economiche, con la Camera di commercio serba che ieri calcolava il danno economico per l'area balcanica, dovuto ai blocchi, in 100 milioni di euro al giorno.
I sindacati della categoria di Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Macedonia del Nord minacciano di bloccare le merci per un'intera settimana ai confini con Croazia, Ungheria, Grecia, Bulgaria e Romania se l'Ue non s'impegna a ridiscutere le nuove regole di Entrata e uscita (Ees), che impongono una rigida tracciabilità sui limiti di permanenza in Schengen di 90 giorni in sei mesi: norme che rendono "insostenibile" il loro lavoro, lamentano.
Il presidente del Montenegro Jakov Milatovich ha inviato una lettera al Commissario per l'Allargamento dell'Unione, Marti Kos, sottolineando i problemi che i trasportatori di merci professionali devono affrontare a causa dei nuovi regolamenti Schengen.
Milatovic ha aggiunto che Podgorica "è fortemente impegnata nell'adesione all'Unione europea, sostiene pienamente gli standard Schengen e l'importanza di una gestione sicura ed efficiente delle frontiere esterne dell'Unione", ma al tempo stesso ha lanciato un Sos sulle sfide che devono affrontare gli operatori del trasporto merci professionali, data la natura della loro attività, che comporta frequenti spostamenti transfrontalieri", dice il leader montenegrino, citato da Tanjug. Oggi il direttore del Centro per la cooperazione regionale della Camera di Commercio belgradese, Aleksandar Radovanović, rincara la dose: "Se le catene di approvvigionamento vengono interrotte e le merci non possono essere importate ed esportate, potremmo finire con un collasso economico, perché le fabbriche non avranno modo di esportare", ha avvertito Radovanović. Secondo lui, la soluzione sta nella "regolamentazione del trasporto aereo, ferroviario e fluviale per una soluzione a lungo termine", ma "l'Ue non sembra aver compreso l'importanza di questa questione e che solo ora, dopo i blocchi, si è resa conto che tutti ci stanno perdendo".






