La Cassa dottori commercialisti (Cdc), "prima di erogare qualsiasi prestazione previdenziale, valuta la posizione contributiva nel complesso e lo svolgimento dell'attività professionale in condizione di incompatibilità" e, "in caso di accertata incompatibilità", l'Ente è "costretto a procedere all'annullamento delle corrispondenti annualità contributive".

Al tempo stesso, però, viene effettuata "un'azione di sensibilizzazione e diffusione di cultura previdenziale" nei confronti degli iscritti "per salvaguardare il periodo", tanto che, "a seguito delle attività di controllo svolte nel 2025", alla Cassa "la percentuale dei compatibili è del 99,6%, in crescita rispetto al 98,8% del 2017".

A dirlo il presidente della Cdc Ferdinando Boccia, ascoltato oggi pomeriggio nella commissione Giustizia della Camera che sta esaminando la riforma della professione di dottore commercialista ed esperto contabile.

"Riteniamo importante - prosegue - che la nuova disciplina mantenga i presidi necessari per consentire alla Cassa e agli Ordini di continuare a fare le verifiche sull'assenza di condizioni di incompatibilità per quelle attività che potrebbero generare fenomeni di elusione contributiva", incalza, con riferimento alla "necessità di una chiara e puntuale regolamentazione delle cosiddette società di servizi". Boccia evidenzia, poi, il "diverso inquadramento previdenziale di attività riconducibili alla sfera professionale, ma svolte tramite società di servizi", che proprio per le verifiche attuate "sono scese dal 2017 al 2025 del 33%. I potenziali effetti negativi generati, laddove la riforma non prevedesse tutti i presidi oggi esistenti - aggiunge - sarebbero forme di elusione contributiva che causerebbero la riduzione del gettito".