Un’Italia che arretra sul fronte dei diritti, della libertà di stampa e di quella di manifestazione del pensiero, dell’accesso alle cure, mentre crescono razzismo, islamofobia, episodi di violenza contro donne e minoranze, che risponde a un crescente disagio sociale ed economico con la repressione e la decretazione d’urgenza. “Viviamo in un Paese in cui quasi una persona su dieci rinuncia alle cure, i salari reali diminuiscono, la povertà cresce – colpendo soprattutto i minori e le famiglie con background migratorio – e le morti sul lavoro non calano. Il 94,5% dei comuni è esposto a rischio idrogeologico, ma alle tragedie che colpiscono soprattutto il Sud si risponde con cemento, grandi opere e repressione di chi protesta per il clima”, dice Camilla Siliotti di A buon diritto, sintetizzando solo in parte il rapporto annuale dell’associazione.Diciassette capitoli, diciassette temi, nessuna buona notizia, nessun passo avanti. Anzi.

“È da oltre dieci anni che realizziamo il monitoraggio dello stato di salute dei diritti sociali e di quelli soggettivi nel nostro paese. Nel biennio 2016-2017 sono state riconosciute importanti garanzie di libertà (le unioni civili, il testamento biologico e la legge contro la tortura) ma da allora i diritti della persona hanno conosciuto un periodo di oscuramento”, dice Luigi Manconi. “Il rapporto – sintetizza - restituisce l’immagine di un Paese in cui la compressione dei diritti viene normalizzata, spesso in nome della sicurezza o dell’emergenza”. E poi l’allarme: “è necessario un cambio di rotta”. Anche perché, segnala il deputato di Avs e leader di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, “se la misurazione dei diritti è un termometro della qualità della democrazia, è evidente che ormai l’Italia ha la febbre alta. C’è una progressiva erosione dei diritti che lungi dall’essere contrastata dal governo e dalla sua maggioranza, vlpi di decreto”.