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28 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:05

Silvio Berlusconi era il leader indiscusso. L’uomo che dettava la linea sulla Giustizia pro domo sua e degli amici. Ora che non c’è più, gli eredi politici seguono la via tracciata, realizzano sogni suoi con tanto di dedica. E Giorgia Meloni, diventata presidente del Consiglio, proprio come lui, sta dimostrando di essere l’allieva all’altezza del maestro. Anzi, per molti versi lo supera. L’obiettivo di questo governo di centrodestra con un ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ex magistrato e un potente sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, magistrato fuori ruolo, è di riuscire laddove Berlusconi ha fallito non certo per colpa sua e di Forza Italia ma, i paradossi della vita, per le “bizze “dei suoli alleati di allora, Lega e Alleanza Nazionale, oggi Fdi. “Panta rei”, diceva Eraclito e allora le “bizze” sulla giustizia sono acqua passata. Oggi il centrodestra è a un passo, se al referendum vinceranno i Sì, di realizzare anche la separazione delle carriere di pm e giudici, che in realtà è ben altro. È la riforma costituzionale che apre, di fatto, a mettere sotto il tacco del governo di turno i magistrati. Vale dunque la pena mettere in fila le leggi che questa maggioranza, senza fiatare, ha approvato in Parlamento, facendo quasi sempre copia e incolla dei ddl governativi o mettendo in atto gli input di Palazzo Chigi.