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1 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 8:10
Il cantiere delle riforme istituzionali del governo si avvia a riprendere a settembre dopo la pausa estiva. In primo piano, ovviamente, c’è la separazione delle carriere in magistratura, la più vicina all’approvazione definitiva. Ma dal Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini la premier Giorgia Meloni è tornata a rilanciare il premierato (che un tempo lei stessa definì “madre di tutte le riforme”), mentre in autunno in Parlamento arriveranno la nuova legge delega sui livelli essenziali delle prestazioni (Lep), necessaria per far ripartire il treno dell’autonomia differenziata dopo la bocciatura della Consulta, e il ddl costituzionale sui poteri speciali a Roma Capitale, approvato a luglio dal Consiglio dei ministri. Il tutto compatibilmente con l’iter della legge di bilancio, che come ogni anno monopolizzerà i lavori parlamentari tra novembre e dicembre.
Separazione delle carriere – La riforma costituzionale della giustizia, varata dal governo a maggio 2024, ha ottenuto il primo via libera sia alla Camera (a gennaio) che al Senato (a luglio). Nei prossimi mesi arriveranno le approvazioni in seconda lettura richieste per modificare la Carta, dopodiché – probabilmente nella primavera 2026 – si terrà il referendum confermativo, obbligatorio se, com’è scontato, il testo non sarà approvato con la maggioranza dei due terzi dei componenti in entrambe le Camere. I tempi del secondo ok dovrebbero essere rapidi, perché a questo giro non è possibile presentare emendamenti: deputati e senatori voteranno sull’intero provvedimento “a scatola chiusa“. La riforma introduce in Costituzione il principio delle “distinte carriere” di giudici e pm: saranno poi le leggi attuative a stabilire i dettagli (ad esempio se il concorso resterà unico oppure no). Altra colonna del ddl è la previsione del sorteggio per selezionare i membri del Consiglio superiore della magistratura, l’organo di autogoverno delle toghe, che sarà sdoppiato: i Csm diventeranno due, uno per i giudici e uno per i pubblici accusatori. Caso unico nella storia delle riforme costituzionali, il testo sarà approvato senza nemmeno una virgola cambiata rispetto alla versione uscita dal Consiglio dei ministri: gli emendamenti (pochissimi) di maggioranza sono stati ritirati, quelli delle opposizioni tutti bocciati senza una vera discussione.








