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L'agente ai pm: "Ne ho viste tante ma stavolta ho avuto paura". La vittima era irregolare, con precedenti per rapina e droga. La sua famiglia domina la "piazza"
Mima il gesto con il braccio, quello di estrarre una pistola e puntarla dritta davanti a sé. L'agente poco più che 40enne che lunedì pomeriggio a Milano ha sparato, uccidendolo, a un marocchino con precedenti per spaccio, è stato ascoltato a lungo nella tarda serata, subito dopo i fatti. Davanti a lui e al suo legale, l'avvocato Pietro Porciani, ci sono il pm Giovanni Tarzia e i colleghi poliziotti della Squadra mobile. "Sono ancora sotto choc. Non pensavo di uccidere. Quando ho visto la pistola, ho avuto paura e ho sparato", le prima parole dell'agente, indagato per omicidio volontario. Ieri il suo legale ha riferito che è "triste e preoccupato".
L'assistente capo ha alle spalle una lunga esperienza sulle Volanti, poi è passato al commissariato Mecenate, competente per i servizi anti spaccio nell'area di Rogoredo. Lunedì pomeriggio era in via Impastato, proprio in una zona di smercio di droga. Con lui che era in abiti civili altri colleghi, in tutto cinque, sia in borghese sia in divisa. Mentre arrestavano un presunto pusher, un cittadino del Bangladesh, si è avvicinato un altro uomo che impugnava una pistola, poi rivelatasi una replica a salve di una Beretta 92. È a quel punto che l'agente ha sparato, centrando alla testa il 28enne marocchino, Abderrahim Mansouri. Ecco il racconto dell'indagato, messo a verbale: "Quando siamo arrivati a circa 20 metri la persona si è fermata. Ci siamo qualificati dicendo fermo, polizia e lui ha tirato fuori dalla tasca destra un'arma puntandomela contro. Io che nel frattempo avevo aperto il giubbotto e avevo fatto un passo per iniziare a rincorrerlo, ho estratto la pistola dalla fascia addominale ed ho esploso un colpo in direzione del soggetto". Mansouri, che aveva addosso droga, è morto quasi subito. Ancora l'assistente capo: "La mia idea era rincorrerlo, perché è una dinamica che si ripete sempre. Io stavo partendo ed il collega sarebbe partito dietro di me. Lui aveva la mano in tasca, ha tirato fuori la pistola e me l'ha puntata, io mentre stavo per fare lo scatto per andare avanti ho estratto l'arma ed ho esploso un colpo".






