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L'assassino è un peruviano clandestino con precedenti. Era già in carcere per una rapina
L'ha seguita, l'ha agganciata con una scusa, poi l'ha convinta a infilarsi con lui, nel cuore della notte, in una strada fuori mano. E qui l'ha aggredita selvaggiamente, probabilmente l'ha violentata, senza che lei - minuta, poco più che ragazzina - riuscisse a liberarsi. E poi l'ha strangolata a mai nude. Infine se n'è andato, come se nulla fosse. Ma deve avere avuto un dubbio: di non averla davvero uccisa, di rischiare che si riprendesse e lo accusasse. Così è tornato a controllare il lavoro fatto, forse a finirlo.
È morta così, per mano di un bruto pregiudicato per violenza sessuale, Aurora Livoli, ad appena 19 anni. Aveva lasciato all'inizio di novembre la sua famiglia a Fondi, un piccolo centro vicino a Latina, inseguendo una qualche inquietudine, forse "l'inferno" di cui parlava in uno dei suoi ultimi post. Poi buio, nessuna chiamata a casa, nessuna traccia. Fino a domenica sera, tre giorni dopo Natale, quando riappare sotto gli occhi elettronici di una telecamera, all'angolo di una strada - stretta, poco più di un vicolo - della periferia milanese, insieme a quello che diventerà il suo assassino. Per giorni, dopo il ritrovamento del corpo di Aurora, all'alba di lunedì, i carabinieri e il pm Alessandro Pansa hanno dato la caccia all'uomo ritratto accanto ad Aurora, lo stesso che poi entra ed esce a ripetizione da via Paruta, e che in qualche immagine sembrava quasi un ragazzo o poco più.






