L’età in cui si inizia a fumare può essere importante quasi quanto il numero di sigarette fumate nell’arco della propria vita. Infatti, accendere la prima “bionda” sotto i 20 anni d’età ha un imponente effetto tossico che può presentare un conto salato anche decenni dopo, raddoppiando il rischio di infarto ed ictus. Dunque, a parità di sigarette totali, fumare a 16 anni è peggio che a 30 anni.

Ad arrivare a questa conclusione sorprendente è stato un gruppo di ricercatori del Seoul National University Hospital, in uno studio pubblicato sulla rivista Nature.

Lo studio

I ricercatori coreani hanno analizzato i dati relativi a oltre 9,2 milioni di adulti. Dai risultati è emerso che chi ha cominciato a fumare prima dei 20 anni e lo ha fatto in modo pesante, più di un pacchetto al giorno ha un rischio di infarto più che raddoppiato e un rischio di ictus superiore dell’80% rispetto a chi non ha mai toccato il tabacco. Ma c’è di più: anche chi ha smesso da anni mantiene un profilo di rischio significativamente più alto rispetto a chi ha iniziato in età adulta.

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