Eppure, fumano. Più di dieci milioni di italiani accendono una, dieci, venti, e chissà quante, sigarette al giorno. Si ha un bel da dire che farlo è un harakiri. Si ha un bel da scrivere, anche sui malefici pacchetti, che causa cancro, infarto, ictus, scompenso, broncopatie gravi, e un fiume di malattie in massima parte mortali o comunque disabilitanti. Loro fumano.
La pubblicità occulta
Complice il mal di vivere, la facilità con cui si cade in una dipendenza e con cui si trovano le sigarette killer. Complice, soprattutto, la continua e pervasiva pubblicità occulta che ne sancisce la funzione catartica, che suggerisce persino possano darci la forza di resistere alle avversità. Per qualche tempo le sigarette erano quasi sparite dagli schermi, scacciate dalla inoppugnabile evidenza sulle loro conseguenze sanitarie, ma anche sullo stigma del fumatore che puzza, ha i denti gialli, le dita consumate. Oggi sono tornate; gli eroi e le eroine fumano in Tv e al cinema. Perché? Chissà, ma sembra ragionevole immaginare che il fiume di finanziamenti delle imprese del tabacco possa averci qualcosa a che fare in questo cambiamento di status del fumo, passato in pochi anni da schifezza riprovevole buona solo per gli emarginati a segno di forza, spregiudicatezza e balentia.






