Ogni anno, in Italia, il fumo provoca oltre 90.000 morti. Tumori al polmone, ai bronchi, alla trachea. Malattie cardiache, respiratorie, invalidanti. E tutto questo per colpa di un’abitudine evitabile, di un prodotto che non ha nulla di normale, ma che per troppo tempo è stato trattato come tale. Il fumo è ancora oggi la principale causa prevenibile di morte. Eppure nel nostro Paese, mentre crescono i costi sociali, economici e sanitari del tabagismo – fino a 26 miliardi di euro l’anno – il prezzo di un pacchetto resta tra i più bassi d’Europa.

In occasione della Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio, istituita dall’Organizzazione mondiale della sanità, Fondazione Umberto Veronesi Ets e Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) lanciano un messaggio forte e chiaro: tassare il fumo funziona. E l’Italia deve fare di più.

Lotta ai tumori, ecco dove si fuma di più

Dove il tabacco costa di più, si fuma di meno

Le esperienze di Paesi come Francia e Irlanda non lasciano spazio a dubbi. In Francia, il prezzo medio di un pacchetto è salito da 7 a quasi 11 euro in sei anni, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a 13 euro entro il 2027. Risultato: tra il 2017 e il 2022, il numero di fumatori quotidiani tra i 17enni è calato di quasi il 40%. In Irlanda, dove un pacchetto costa oltre 15 euro, il tasso complessivo di fumatori è sceso dal 23% al 18% in sei anni.