ROMA – La carezza di Sami Modiano a Liliana Segre, lei che ricambia, gli occhi di entrambi velati di pianto: ti riconosco, sembrano dirsi senza parlare, siamo ancora qui, sopravvissuti, nonostante l’età, il peso del tempo, il dolore che non passa. Il monito di Sergio Mattarella che, dopo aver evocato il buio della Shoah — «quello della ragione, della morale, dei sentimenti di umanità e di pietà» — richiama il «pericoloso riproporsi» di manifestazioni razziste e antisemite che «interpella un’azione rigorosa da parte delle autorità e di tutta l’Unione europea». E poi i filmati sulla liberazione di Auschwitz; le musiche di Bernstein e Gershwin, immortali compositori ebrei; le domande dei liceali tornati dai viaggi nella fabbrica della morte che «ci hanno cambiati per sempre».

È una cerimonia sobria, senza retorica, quella celebrata al Quirinale nel giorno della Memoria, il 25esimo dacché il Parlamento varò la legge istitutiva per non dimenticare. Mezzo governo seduto in prima fila, Giorgia Meloni accanto ai presidenti delle Camere, deputati e senatori mescolati agli esponenti della comunità ebraica. Non c’è imbarazzo, stavolta. Quest’anno, come già lo scorso, la premier si è fatta precedere da uno scarno comunicato in cui «torniamo a condannare — scrive, al plurale — la complicità del regime fascista nelle persecuzioni, nei rastrellamenti, nelle deportazioni». Un passo ulteriore verso l’abiura del Ventennio. Incoraggiata da Ignazio La Russa: «Noi abbiamo il dovere di tramandare il ricordo della Shoah» perché «odio, indifferenza e ignoranza non sono solo cicatrici del passato, ma ferite ancora aperte, di fronte alle quali non possiamo restare in silenzio o peggio voltarci dall’altra parte», annota la seconda carica dello Stato, evocando «le responsabilità anche italiane» e i rischi «di questa fase storica» in cui riemergono antisemitismo e antisionismo.