Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Durante l'occupazione nazista, il primari e i medici del Fatebenefratelli di Roma salvarono le vita a decine di ebrei romani, inventando una malattia che non esisteva

Per celebrare il giorno della memoria stasera in tv verrà trasmessa la miniserie "Morbo K - Chi salva una vita salva il mondo" (alle 21.30 su Rai 1). Interpretata da Vincenzo Ferrera e Giacomo Giorgio, la miniserie ha il merito di portare all'attenzione del pubblico una pagina di storia meno conosciuta nell'Italia della Seconda Guerra Mondiale: quella, appunto, del morbo K. Si tratta di una malattia inventata dal primario dell'ospedale romano Fatebenefratelli Giovanni Borromeo e dal dottore Adriano Ossicini. Era il 1943, il secondo conflitto bellico infuriava ormai da anni e i rastrellamenti nazisti erano ormai un incubo quotidiano. Il primario Giovanni Borromeo, considerato oggi lo Schindler italiano, con la complicità dei suoi colleghi dedicò un reparto dell'ospedale romano ai malati di Morbo K, una malattia che compariva sulle cartelle cliniche con l'indicazione che si trattava di una malattia contagiosissima. Proprio il timore del contagio di una malattia che veniva "venduta" come letale spingeva i soldati delle SS a non controllare i nomi dei pazienti, per paura di doversi avvicinare a loro.