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Il marocchino non ha mai chiesto il permesso di soggiorno e tra i suoi precedenti risulta un'aggressione a un carabiniere al quale ha tentato di sottrarre l'arma di ordinanza

Abderrahim Mansouri, conosciuto come "Zak", è il 28enne marocchino rimasto uccido in zona Rogoredo nel tardo pomeriggio di ieri perché raggiunto da un colpo di pistola sparato da un poliziotto impegnato in un controllo antidroga. Viveva in Italia da diverso tempo ma non aveva mai chiesto il permesso di soggiorno, preferendo una vita nella clandestinità, considerando anche i numerosi alias a lui attribuibili. Era parte di una famiglia piuttosto nota nel mondo della droga milanese, anche perché la sua figura era da tempo tenuta sotto controllo per il ruolo che ricopriva all'interno di una fitta rete organizzata che controlla e gestisce le piazze di smercio più importanti del nord Italia.

Secondo l'ipotesi investigativa, quando è stato intercettato dagli agenti della polizia di Stato stava andando a rifornire i pusher della zona, tanto che addosso gli sono stati ritrovati vari grammi di droga. Aveva con sé un'arma, benché caricata a salve, per evitare di essere rapinato ma non avrebbe esitato a estrarla quando ha incrociato i poliziotti senza fermarsi all'intimazione dell'alt: si tratta della riproduzione di una pistola Beretta 93 senza il regolare tappo rosso. Dopo la condanna con sospensione condizionale della pena per un'aggressione avvenuta a Milano nel 2016 ai danni di un carabiniere al quale aveva cercato di portare via la pistola, il 28enne era stato arrestato per spaccio il 30 maggio 2021 e poi ancora nel settembre dell'anno successivo. Ha trascorso un periodo in carcere a Cremona per poi essere affidato in prova ai servizi sociali, il tutto senza aver mai chiesto di essere messo in regola. Nel 2025 era stato fermato dalle Volanti e trovato in possesso di un permesso di soggiorno spagnolo e nei due controlli dei mesi scorsi era stato denunciato per spaccio e ricettazione.