La vicenda di Crans Montana, l'incendio che a Capodanno ha fatto strage di oltre 40 giovani in Svizzera nel locale Le Constellation, e le varie altre che l'hanno preceduta hanno fatto riacuire il tema della sicurezza nei locali, non certo un'opzione ma un requisito indispensabile.

Anche in considerazione del fatto che la movida, il trascorrere la serata svagandosi in un posto dove si balla, si ascolta musica, ci si diverte è un pilastro della cultura giovanile. Oggi l'88,7% degli italiani esce la sera per svago, con il 38,8% che lo fa specificamente per ballare e uno su tre che frequenta abitualmente le discoteche. In totale, parliamo di oltre 3 milioni di persone tra i 18 e i 29 anni che ogni fine settimana animano il territorio. Ma questi dati, che riflettono la straordinaria vitalità del comparto, sono oggi al centro di un dibattito che va ben oltre il semplice divertimento. Negli anni ‘80 e ‘90 i locali avevano il solo obiettivo di riempire le sale. Bastavano pochi “ingredienti” come una palla strobo e un bancone bar, la sicurezza era spesso un concetto confinato a qualche estintore sbiadito e la gestione degli ingressi basata sul “colpo d’occhio”. Erano anni in cui lo svago non aveva regole ferree e il fumo delle sigarette rendeva l'aria irrespirabile, i controlli erano meno frequenti e il rischio veniva percepito quasi come un rumore di sottofondo.