Calciatori professionisti, giocatori di rugby, pugili: per loro, anche a distanza di anni, il rischio di incorrere in Alzheimer e Parkinson, ossia in varie forme di demenza, è altissimo. Tecnicamente il loro problema si chiama Cte (Chronic traumatic encephalopathy) e ad indagare su di esso sono stati diversi studi. Anche se va detto che dei pericoli degli sport di contatto si parla di quasi cento anni.

Nel 1928, il patologo statunitense Harrison Martland pubblicò un articolo scientifico in cui sosteneva: “Da tempo gli appassionati e i promotori di incontri di lotta hanno riconosciuto una peculiare condizione che si verifica tra i pugili professionisti e che, nel gergo del ring, chiamano ubriachezza da pugni”. I sintomi? Andatura barcollante e confusione mentale. E in alcuni casi, l'ubriachezza da pugni si è trasformata in demenza, in seguito classificata come dementia pugilistica perché si manifesta negli sportivi che hanno subito ripetuti traumi cranici.

Cos’è la Cte

Per fare chiarezza va spiegato che l’Encefalopatia traumatica cronica è una malattia degenerativa del cervello che si sviluppa appunto in alcuni atleti professionisti di sport che implicano un contatto anche violento e, soprattutto, la possibilità di colpi alla testa con traumi cranici ripetuti. Quindi ci riferiamo soprattutto a football americano, hockey sul ghiaccio, rugby e pugilato (il più famoso a essere colpito da Cte fu Cassius Clay).