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Ultimo aggiornamento: 11:08

Gregory Bovino “non è stato sollevato dal suo incarico”, ha precisato su X la portavoce del Dipartimento della Sicurezza interna, Tricia McLaughlin. Ma la decisione è presa: il comandante della Border Patrol, sotto accusa per le violenze commesse nelle ultime settimane a Minneapolis dai suoi uomini, dovrebbe lasciare oggi la città insieme ad una parte dei suoi agenti. Ora nel Minnesota è atteso Tom Homan, l’uomo scelto da Donald Trump per gestire le operazioni di rimpatrio degli immigrati che nelle ultime tre settimane hanno causato la morte di due cittadini statunitensi.

Sessantaquattro anni, Homan è tornato al centro della scena politica Usa come “border czar”, zar delle frontiere, dell’amministrazione Trump, incaricato di sovrintendere alla più ampia offensiva sull’immigrazione irregolare annunciata dal presidente, al quale riferirà direttamente sull’andamento delle operazioni. Con oltre quarant’anni di esperienza nell’enforcement migratorio, Homan inizia la sua carriera nel 1984 come agente della Border Patrol, per poi entrare nel 2003 nella Immigration and Customs Enforcement (ICE), l’agenzia nata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 per contrastare il terrorismo. Con Barack Obama alla Casa Bianca guida l’ufficio Enforcement and Removal Operations (ERO) di ICE, responsabile dell’individuazione e dell’espulsione delle persone con ordini di deportazione definitivi. In quegli anni, pur mantenendo un profilo pubblico relativamente basso, diventa una figura centrale nelle politiche di rimpatrio: nel 2013, sotto il suo coordinamento, gli Stati Uniti raggiungono il picco storico di 432 mila deportazioni in un solo anno.