ROMA. Il titolo di “zar dei confini” glielo ha attribuito lo stesso Donald Trump, prima ancora di formalizzare l’incarico. Thomas Douglas Homan è l’uomo scelto per guidare il piano di “espulsione di massa” annunciato in campagna elettorale: undici milioni di persone senza documenti, secondo le stime ripetute dal presidente. La sua nomina è rilevante perché riporta al centro dell’azione federale una figura già decisiva nelle politiche migratorie degli ultimi dieci anni.

Sessantaquattro anni, nato a West Carthage, nello Stato di New York, Homan è un ex poliziotto con una lunga carriera nelle forze di frontiera. Laureato in tecnologia e giustizia criminale, ha lavorato come agente, investigatore e supervisore delle politiche migratorie. È passato attraverso amministrazioni di colore diverso: prima con Barack Obama, poi con Trump. Una continuità tecnica che convive con scelte politiche spesso controverse.

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La sua figura è diventata nota al grande pubblico nel 2017, durante la prima presidenza Trump, quando fu tra i principali responsabili della politica di separazione dei minori dai genitori entrati illegalmente negli Stati Uniti. Furono coinvolti circa quattromila bambini. La misura, pensata come deterrente, provocò proteste diffuse e contenziosi giudiziari, diventando uno dei simboli più discussi di quella stagione.