È una telefonata effettuata nella notte tra l’8 e il 9 gennaio il nuovo punto fermo dell’indagine sull’omicidio di Federica Torzullo. Una chiamata che Claudio Carlomagno avrebbe fatto o ricevuto dopo l’aggressione mortale alla moglie e che apre all’ipotesi che l’uomo non abbia agito da solo. A diciotto giorni dall’inizio delle indagini, gli inquirenti ritengono che le risposte decisive siano contenute nella memoria di tre telefoni cellulari: quello dell’indagato e quelli dei suoi genitori, Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, morti in un presunto doppio suicidio. I messaggi inviati dai due prima di togliersi la vita sono ora al vaglio degli investigatori.

Secondo quanto emerso finora, Carlomagno non avrebbe incontrato nessuno di persona dopo il delitto. Resta però da chiarire se, durante la notte, abbia contattato qualcuno. Una conversazione breve, forse cancellata, che potrebbe avergli fornito indicazioni su come eliminare le tracce, occultare il corpo e inscenare la scomparsa della donna. La messinscena è durata pochi giorni: i messaggi inviati dal telefono di Federica alla madre e la denuncia di scomparsa hanno retto meno di una settimana. Il 18 gennaio il corpo della 41enne è stato trovato sepolto a oltre due metri di profondità nella sede della ditta di famiglia, in via Comunale San Francesco.