«Erano venuti a stare da me per togliersi da Anguillara, quando sono rientrato in casa non c’erano, ho trovato la lettera e chiamato mia zia perché corresse da loro». La tragedia, annunciata con delle parole scritte a mano, era lì davanti ai suoi occhi. E Davide, figlio minore di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno, ha sperato fino all’ultimo che quelle parole, che raccontavano l’odio collettivo e anche l’odio social, fossero solo lo sfogo estremo dei suoi genitori. Che il coraggio alla fine venisse meno e che avrebbero desistito dal compiere ciò che poi, invece, è avvenuto con estrema lucidità. Ai carabinieri del Nucleo investigativo di Ostia e a quelli del comando provinciale di Roma ha raccontato cosa è accaduto prima che la zia desse l’allarme facendo arrivare di fronte alla villetta di famiglia, in via Tevere, ad Anguillara, anche i vigili del fuoco.
Dolore, rabbia, vergogna, con i militari non si è dato pace e forse non la troverà più. Perché suo fratello ha ucciso la moglie Federica per poi seppellirla in un terreno e i suoi genitori si sono tolti la vita impiccandosi. Da Anguillara erano fuggiti, trovando riparo nella Capitale, proprio a casa del figlio più piccolo che gli aveva lasciato l’appartamento spostandosi da alcuni parenti. Non ce la facevano Maria e Pasquale a restare lì, in quella cittadina di appena 20 mila abitanti di cui tutta Italia parlava. Non ce la facevano ad andare avanti, a uscire, impossibilitati a compiere le azioni più normali ma pure necessarie, piegati dal dolore e dalla vergogna. Lei che era stata in polizia e poi si era candidata alle amministrative per diventare assessore alla Sicurezza fino a dimettersi a poche ore dall’arresto del figlio. E lui a capo di una ditta di scavo e movimento terra fra le più attive della provincia. Continuare ma come? Si sono domandati mentre l’odio pubblico, ingiustificato e ingiustificabile, li ha travolti prima ancora della chiusura definitiva delle indagini.













