Era da alcuni giorni che si erano trasferiti a Roma, dal figlio Davide, per stare al riparo da flash e telecamere. Dopo essere rimasti a lungo barricati all'interno della loro villetta di Anguillara - insieme a loro, prima del fermo di domenica scorsa, c'era anche il figlio accusato dell'omicidio di Federica - i coniugi Carlomagno avevano pensato di rifugiarsi in città, sapendo che difficilmente qualcuno li avrebbe riconosciuti. Ma il "macigno" della vergogna per ciò che aveva fatto Claudio, la scoperta dei dettagli macabri su come si era sbarazzato della moglie, ha continuato a pesare su di loro.

Così si sono determinati a portare a termine il loro piano e le loro vite. Hanno lasciato a Davide un biglietto d'addio: non c'era alcuna ammissione di colpevolezza o coinvolgimento legato all'uccisione di Federica Torzullo, anche perché né Pasquale Carlomagno né Maria Messenio sono mai stati indagati dalla Procura di Civitavecchia. Nel biglietto si fa riferimento all'onta che suo fratello Claudio aveva innescato, all'impossibilità (secondo loro) di tornare alla normalità. Ieri intorno alle 14,30 si sono messi in macchina, nel furgoncio Doblò che Pasquale usava per il lavoro, e sono rientrati ad Anguillara, fermi nel loro intento. Un viaggio di un'ora verso la fine.