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25 GENNAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 10:34

Claudio Carlomagno lo ha saputo, ora è sorvegliato a vista: nel carcere di Civitavecchia dove è detenuto per il femminicidio della moglie Federica Torzullo, l’uomo è stato informato del suicidio dei suoi genitori, trovati impiccati nella loro casa di Anguillara, vicino Roma. La coppia non ha retto al peso di quanto accaduto: l’interpretazione del gesto è univoca, probabilmente confermata dal biglietto lasciato da Maria Messenio e Pasquale Carlomagno al loro altro figlio. Una lettera lasciata nell’appartamento romano dell’uomo, che dopo averlo letto ha chiamato subito la zia. La donna, che abita a poca distanza dalla villa della coppia, ha dato subito l’allarme. Le forze dell’ordine sono arrivate e hanno scoperto i cadaveri sospesi nel porticato dell’abitazione.

“Il mio pensiero adesso va non solo al mio assistito (che ne è venuto a conoscenza ed è sorvegliato a vista) e a come affronterà questa terribile notizia, ma anche a suo figlio che in pochi giorni ha perso la mamma, i nonni e per molto tempo il padre”, si legge in una nota firmata dall’avvocato Andrea Miroli, difensore di Claudio Carlomagno. “Questavicenda dimostra più che mai che anche i familiari di chi commette un reato così grave sono vittime, vittime di un crimine le cui conseguenze si estendono dolorosamente anche a chi non ne ha alcuna responsabilità, una catabasi, una discesa agli inferi che i signori Carlomagno non sono riusciti tragicamente a sopportare” ha spiegato il legale, che poi ha aggiunto altri particolari. “Le ragioni dietro a questo terribile gesto sono state spiegate in una lettera al loro altro figlio Davide, in merito alla quale occorre rispetto e privacy. Purtroppo – ha aggiunto l’avvocato – ancora ieri però si leggevano sui social messaggi come ‘quella donna ha fatto bene ad ammazzarsi avendo partorito un mostro’. Leggendo questo e sapendo quanto la pressione mediatica possa turbare le coscienze di chi si trova a vivere queste tremende situazioni – è il parere del legale – dovremmo forse tutti esercitarci in una pedagogia collettiva affinché certe vicende non straripino dai confini prettamente giuridici“.