'I fedeli e l'intera comunità ecclesiale hanno diritto a un retto e tempestivo esercizio delle funzioni processuali, perché è un cammino che incide sulle coscienze e sulle vite'', ha chiarito il pontefice. "Sotto questa luce va messa in risalto la verità, e quindi il bene e la bellezza, di tutti gli uffici e i servizi legati ai processi''. ''Il servizio alla verità nella carità - ha sottolineato Prevost - deve risplendere in tutto l'operato dei tribunali ecclesiastici. Ciò deve poter essere apprezzato dall'intera comunità ecclesiale e specialmente dai fedeli coinvolti: da coloro che chiedono il giudizio sulla propria unione matrimoniale, da chi è accusato di aver commesso un delitto canonico, da chi si considera vittima di una grave ingiustizia, da chi rivendica un diritto. I processi canonici devono ispirare quella fiducia che proviene dalla serietà professionale, dal lavoro intenso e premuroso, dalla dedizione convinta a ciò che può e deve essere percepito come una vera vocazione professionale''.