VENEZIA - «Non possiamo permetterci che qualcuno, in questa città, viva con la paura di mostrarsi per ciò che è. Io stesso ho indossato la kippah, perché nessuno deve avere il timore di farlo». È uno dei passaggi che il sindaco Luigi Brugnaro ha condiviso ieri mattina davanti al pubblico, dal palco del Teatro La Fenice, in occasione della cerimonia cittadina in ricordo delle vittime delle persecuzioni e dello sterminio nazifascista.
Parole che sono apparse un chiaro richiamo a quanto recentemente espresso dal rabbino capo della comunità ebraica di Venezia, Alberto Sermoneta che, alla presentazione del fitto programma di appuntamenti riservati al mese della memoria, a Ca' Loredan aveva detto di non sentirsi «libero di camminare indossando la kippah» e di dover mettere un cappello per scongiurare il rischio «di essere assalito da gente che non ha niente a che vedere né con la Storia, né col tessuto sociale, né con la politica italiana».
Brugnaro ha sottolineato che Venezia sarà sempre una casa per tutti, anche se «non neutrale e chiara nei valori. Aperta al dissenso, ma inflessibile verso la violenza e l'intimidazione. Aperta al confronto, ma immune alla cultura dell'odio». E ha aggiunto che in città «non possiamo permetterci ambiguità sull'antisemitismo, su ogni razzismo, su ogni persecuzione, su ogni discriminazione e mancanza di rispetto. Non possiamo permetterci di confondere la critica politica con l'odio verso un popolo o una fede.










