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Ultimo aggiornamento: 8:18
L’arbitro assicurativo entrato in vigore a metà gennaio e salutato con tripudio dalla comunità finanziaria rischia di essere l’ennesimo pannicello caldo. Anzi, peggio, rischia di essere l’ennesima virata al ribasso di un Paese che non riesce a stare al passo con le necessità dei cittadini in tema di sanità, scuola o, appunto, giustizia, che sono al collasso. La pensa così Marco Bona, avvocato torinese esperto di responsabilità civile e risarcimento danni.
Senza contare una serie di dettagli da tenere in attenta considerazione. Innanzitutto le tempistiche: è tutto da dimostrare che l’esito delle controversie sarà raggiunto entro 180 giorni. “Prima devi fare il reclamo alla tua compagnia assicurativa, poi decorrono tutte le tempistiche nel caso e solo dopo puoi ricorrere all’arbitro. Quindi non bisogna aspettarsi delle risposte immediate”, spiega. Poi ci sono le competenze degli arbitri: “Bisogna vedere se le persone che verranno nominate nelle varie commissioni saranno qualificate e sufficientemente preparate – continua Bona -. Perché la maggior parte delle questioni in ambito assicurativo, per quanto piccole siano, sono sempre molto intricate dal punto di vista giuridico. E anche da quello degli accertamenti che spettano a periti, tecnici, medici legali, eccetera eccetera. Sono situazioni complesse ed è per quello che il successo non è così garantito”.







