C'è un'azienda giapponese che da 120 anni lavora sul concetto che il cibo non sia solo nutrimento, ma benessere. Ajinomoto, leader nel settore alimentare in Giappone con 30.000 dipendenti nel mondo, deve il suo nome a un'intuizione rivoluzionaria: nel 1909 il chimico Kikunae Ikeda isolò l'acido glutammico da un brodo di kombu dashi e scoprì l'umami, il quinto gusto fondamentale. Da quella scoperta nacque l'Aji-no-moto, letteralmente "essenza del gusto", il primo condimento umami della storia. «Il nostro business è sì il food, ma soprattutto gli esseri umani», spiega Hidefumi Kurihara, Vp manager di Ajinomoto, con sede europea a Parigi e uffici in Italia. «Dall'anno 2000 abbiamo iniziato a lavorare sugli amminoacidi. Prima gli atleti bevevano solo semplici integratori, poi abbiamo sviluppato amminoacidi specifici per affrontare le performance e oggi tutti gli atleti lavorano anche sull'integrazione. L'idea è dare loro non solo buon cibo, ma cibo ottimale».
Vincere a tavola
Il Victory Project è il programma ultraventennale con cui Ajinomoto supporta le delegazioni sportive giapponesi in tutto il mondo. «L'ho seguito fin dalle Olimpiadi di Torino nel 2006, quando Shizuka Arakawa vinse l'unica medaglia d'oro del Giappone nel pattinaggio di figura», racconta Kurihara. Da allora il Giappone è diventato la terza nazione al mondo per numero di medaglie olimpiche. In ogni Paese che ospita grandi manifestazioni sportive, una squadra di 12 chef e 8 membri di staff allestisce le G-Road Station: vere e proprie basi nutrizionali dove gli atleti nipponici ritrovano sapori familiari e ricette bilanciate. «Quando gli atleti giapponesi si trovano in contesti culturalmente lontani, soprattutto durante grandi eventi sportivi dove l'offerta alimentare segue prevalentemente modelli occidentali, poter mantenere le proprie abitudini e i propri rituali alimentari è fondamentale», spiega Kurihara. «Con Victory Project li supportiamo attraverso una nutrizione bilanciata, aiutandoli a esprimere appieno il loro talento».







