Chi si è lamentato per le bufale sulle affissioni dell’Anm non aveva ancora visto la campagna referendaria del Partito democratico. Inizia con quattro manifesti che illustrano le ragioni per cui, secondo Elly Schlein e compagni, bisogna votare contro la riforma. Ovvero: «Per difendere la Costituzione», per dire No «a un Governo che pretende l’impunità», «a una giustizia controllata dal Governo», «alla legge del più forte».

Nessuna spiegazione tecnica, nessuna norma del nuovo testo della Costituzione indicata come motivo dello scandalo. Per la più semplice delle ragioni: nella riforma non c’è nulla del genere.

Rispondere, per il fronte del Sì, sarà facile. Il partito che ieri è sceso in campo per «difendere la Costituzione» è quello che nel 2001, con l’etichetta dei Ds, cambiò il titolo V della Costituzione per mano del ministro Franco Bassanini (intasando poi la Consulta con conflitti di competenza tra Stato e Regioni: la riforma fu scritta malissimo). Che nel 2016, ai tempi del governo Renzi, provò a cambiare la Carta fondamentale con la riforma Boschi, mai promulgata perché bocciata dagli italiani nel referendum confermativo. E che nel 2019, dopo essersi opposto (quando era fuori dal governo) al taglio di senatori e deputati voluto dai Cinque Stelle, nell’ultimo passaggio parlamentare, accordatosi con Giuseppe Conte, votò a favore e chiese agli italiani di fare altrettanto nel referendum. In questo caso vincendo la sfida, anche perché pochissimi avevano avuto il coraggio di opporsi.