Aumenta la potenza di fuoco con cui l’Anm affronta la battaglia referendaria. Ieri il direttivo del sindacato delle toghe ha deciso di aggiungere 300mila euro ai 500mila già stanziati e usati, in parte, per pagare le menzogne contro la riforma Nordio affisse nelle stazioni («Vorresti giudici che dipendono dalla politica? No»).

Un impegno che potrebbe non fermarsi qui: se la corsa si allungasse a causa dello spostamento della data del voto, ci sono altri 200mila euro pronti per essere affidati all’agenzia di comunicazione Proforma, la stessa che ha seguito le campagne elettorali di Nichi Vendola, Michele Emiliano e Antonio Decaro.

Per invertire i sondaggi che oggi vedono il No perdente, dunque, l’Anm è pronta a “investire” fino a un milione. Una somma imponente, che con ogni probabilità nessun altro comitato riuscirà a uguagliare, analoga al costo del “concertone” autopromozionale che la Cgil organizza ogni anno.

Budget da rockstar, insomma. È per questo, del resto, che nei mesi scorsi la quota di iscrizione richiesta ai magistrati è stata aumentata del cinquanta per cento, da 120 a 180 euro l’anno: moltiplicata per gli oltre 9.100 tesserati, per il sindacato significa un’entrata di 1,6 milioni di euro, un terzo della quale garantito dal rincaro delle tessere pagate da tutti gli iscritti. Inclusi quelli che si stanno impegnando e voteranno per il Sì.