Un "gigante buono", un "infermiere altruista" che "si preoccupava profondamente degli altri ed era turbato dalle azioni dell'Ice nella sua città".
Familiari, colleghi e amici descrivono così Alex Jeffrey Pretti, il 37enne ucciso con una decina di proiettili a Minneapolis da un agente di frontiera mentre tentava di aiutare una manifestante a liberarsi dalla presa di un federale.
Alex aveva origini italiane tramite i bisnonni paterni e materni, emigrati negli Usa dal Nord Italia, ma lui era un cittadino statunitense nato in Illinois.
Si era diplomato nel 2006 alla Preble High School di Green Bay, nel Wisconsin. Poi aveva studiato all'Università del Minnesota. Il suo profilo LinkedIn indica che dal 2012 aveva lavorato come ricercatore presso la Medical School dell'ateneo.
Nel 2021 aveva ottenuto la licenza come infermiere professionale e aveva prestato servizio nella terapia intensiva dell'ospedale per i veterani di Minneapolis, a contatto ogni giorno con la vita e la morte. Un collega e amico, Dimitri Drekonja, medico nello stesso ospedale, lo ha descritto come un professionista appassionato e una persona solare. "Era gentile, amichevole, sempre pronto a scherzare", ha raccontato. "Lavorare in terapia intensiva significa affrontare ogni giorno le situazioni più difficili, vedere i pazienti più gravi, confrontarsi con la morte e con le famiglie. Alex era bravissimo in tutto questo".











