Il debito è come il vino: in quantità moderata fa bene, troppo fa male. O, se volete, è come i candelotti di dinamite: a non saperli usare procurano disastri, ma a maneggiarli con cura sono utili (come nelle miniere o nelle demolizioni).

Pensate se non ci fosse il debito: tante famiglie non avrebbero potuto comprare casa e lo stesso vale per tanti acquisti a rate. Ma qual è il confine fra quantità moderate ed eccessive? Quando un debito diventa insostenibile? Le risposte a queste domande sono diverse a seconda che si tratti di debito pubblico o privato. Nel primo caso lo Stato — che comprende il potere legislativo, esecutivo e monetario (Banca centrale) — ha a disposizione il “pozzo di San Patrizio” della creazione di moneta. Può sempre pagare i debiti stampando moneta, anche se questa cura da cavallo ha numerose controindicazioni. I privati, invece, non hanno nel cortile nessun pozzo di San Patrizio e la sostenibilità deve essere valutata con altri criteri.

Il confine tra quantità equilibrate ed esagerate di debito per i privati dipende da fattori individuali come reddito, risparmi e stabilità futura, ma non ci sono soglie predefinite universali. Un debito diventa insostenibile quando le rate superano la capacità di pagamento, rischiando default o sovraindebitamento. La valutazione di sostenibilità andrebbe quindi fatta in prospettiva, con una proiezione negli anni futuri. Per esempio, quando nasce un figlio, i consumi familiari aumentano secondo i dati Istat di oltre il 40%. In tal caso, la rata del mutuo che in assenza del figlio era sostenibile, sarà ancora sopportabile? E ancora: se quando andiamo in pensione i redditi si riducono, la rata del mutuo sarà ancora sostenibile o produrrà criticità? Queste domande andrebbero considerate prima di sottoscrivere un prestito. Anche quando viene proposto un allettante Buy now pay later a tasso zero.