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25 GENNAIO 2026
Ultimo aggiornamento: 9:10
È possibile un nomadismo digitale sostenibile per le comunità ospitanti? Durante le proteste antigentrificazione a Città del Messico dell’estate 2025, i manifestanti hanno espresso il loro disagio verso i digital nomads, professionisti che girano il mondo lavorando da remoto e che sono percepiti come parte del problema urbano, con cartelli e graffiti come “Expat = gentrificador” e “No deberíamos sentirnos extranjeros en nuestra propia tierra” (non dovremmo sentirci estranei nella nostra terra).
Il fenomeno non è nuovo: da Lisbona a Tallinn, da Città del Messico ad alcune zone della Thailandia, l’arrivo di lavoratori stranieri con redditi più alti ha spesso contribuito all’aumento degli affitti e alla trasformazione dei quartieri. Spesso, però, il nodo non sono i nomadi in sé, ma le politiche che li attraggono: incentivi fiscali e regolamentazioni deboli sugli affitti brevi favoriscono redditi mobili senza tutelare i residenti locali, amplificando disuguaglianze e gentrificazione.






